Scriveva dilui Armand Nakache, il presidente del Salon des indipendents e del tratto e della calligrafia del Louvre di parigi :

 "Pochi sono i pittori italiani che a Parigi e in Francia vengono conosciuti(..........) Sono lieto d'aver potuto conoscere ora le opere di Licurgo Sommariva, poichè vi ho colto il valore individuale, quello della sostanza al di là del metodo d'esposizione pittorica: la macchia. Un apparire d'immagine come sorta dell'intimo (.........) non mi pareva d'aver trovato, in arte, un'altrettanta soddisfacente indagine. Fino a che non ho conosciuto l'opera nuova di Licurgo Sommariva."

 Nel guardare i quadri di mio padre che sono rimasti di mia proprietà, ancora, a volte, mi perdo nelle sue macchie, per trovare un volto mai scoperto o un angolo di paesaggio fantastico che non avevo ancora osservato.....

Licurgo aveva conosciuto Orazio Napoli negli anni 30, quando frequentava il caffè "le Tre Marie", dove artisti e scrittori si ritrovavano ogni giorno.

Lì aveva conosciuto anche Quasimodo, Zavattini, Tofanelli, Sinopico, Santambrogio, Basile, Bocassile e lo scultore Malerba, che gli donò una testina di terracotta, raffigurante un neonato che piange.

Orazio Napoli era una persona intelligente e sottile, dai sentimenti profondi.

Dopo la guerra non si videro spesso, ma si sentivano legati da un'amicizia che durò sempre.

Quando ero ragazzina,un giorno, incontrandolo per strada, Licurgo me lo presentò, dicendo :

" Questo è uno dei più grandi poeti del novecento. Poeta nella penna e nell'anima!".

Di lui ricordo il sorriso simpatico e la stretta di mano.

Licurgo aveva sempre cari amici che lo incoraggiavano e apprezzavano i suoi lavori. Poteva stare anni senza vederli, ma l'amicizia rimaneva salda nel suo cuore. Tra tanti amici , uno gli era particolarmente caro, si chiamava Gino Castoldi. Si erano conosciuti molto prima della guerra e avevano continuato a frequentarsi anche dopo, già sposati e padri. Della figlia di Castoldi, la cara Vanna, c'è un ritratto che Licurgo le fece da bambina e che fu pubblicato sul Comanducci.

Verona è la città che ho più nel cuore. In questa bella città ho trascorso buona parte della mia adolescenza e insieme a mio padre ho frequentato persone e caffè, tra chiacchere e girovagare. Persone simpatiche e argute che sapevano creare simposi ricchi di dibattiti e aggiornamenti culturali. Il Veneto di un tempo....Nel 1962 Licurgo espose alla Galleria Mazzini ed ebbe un buon successo di critica e di pubblico. Lo fecero persino "Cavaliere del Gnocco"

blog di licurgo sommariva

il Baguttino

Ero una ragazzina quando Licurgo espose al Baguttino. Mio padre spesso mi portava con lui. Mi sembrò uno strano ambiente di artisti: ci si trovava la sera nei locali della galleria, si discuteva si scherzava, io con i miei 15 anni, mi sentivo già grande. Ricordo uno scrittore tedesco biondo come lo sono loro,che faceva yoga e poi all'improvviso saltava in piedi con una capriola.E un giornalista che raccontava barzellette, cercando le meno osé per omaggio alla mia giovane età. E poi una signora grassa tutta ingioiellata che diceva di essere una contessa russa...Erano anni felici: quando non si usciva, in casa nostra c'era sempre gente...

Licurgo e la sua Arte

Voglio riportare qui un brano che Ubaldo Fagioli, compagno con altri marchigiani della sua giovinezza, ha scritto su di lui  in occasione di un ritorno di Licurgo in Ancona, avvenuto negli anni "50.

"Rivedo ancora Licurgo Sommariva. Immancabilmente egli entrava con passo felpato sul far della sera, aveva in testa un cappello a larghe falde e vestiva una giacca di fustagno...... i capelli lunghi e sconvolti....... Si sedeva su uno scalino, sotto una bassa finestra e tirava fuori carta, matita e l'immancabile pipa.....Quella pipa!  Io non so se oggi lo rivedrò con la pipa in bocca...... non so pensare a Licurgo senza la pipa in bocca!  Prima di mettere nero su bianco, era tutto un armeggio, un lavorio, uno sfruconamento, un mescolare di tabacco, un rivoltare di tasche, un gioco di mani che ci muoveva al sorriso. Poi ritraeva gli amici..... Il tempo ha distrutto quei suoi primi lavori che dimostravano un segno sicuro, una linea netta e incisiva, un senso profondo della realtà."

Questo ritratto mi è parso molto aderente alla giovinezza di mio padre. Credo che gli anni non lo abbiano mai cambiato. Ha condiviso i sogni con la realtà cercando di conciliare questi due stati opposti. Ci sarà mai riuscito? Nel sito ho cercato di mostrare tutta la sua opera, anche quel poco di ricordo distrutto dal tempo e che lui spesso rinnegava. La sua vita è stata una lunga avventura, eppure non esibiva la sua Boheme, lui era borghese di mentalità e di solidità morale.....Questo non gli impediva di esprimere sempre il proprio parere, in faccia a tutti, anche a costo di offendere.

Conservo i suoi lavori, vorrei che coloro che li posseggono, arrivassero a questo blog, per ricordarlo.

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